Oriano Galvanini
Storia vissuta e politica · di Oriano Galvanini

Quando la politica sembrava più semplice

Si dovrebbe conoscere prima del voto la maggioranza che governerà?

Riflessione personale · aperta al confronto

Ai miei tempi era facile decidere da che parte stare in politica. Innanzitutto c'era l'arco costituzionale, per cui, se sceglievi uno qualsiasi dei partiti che lo componevano, eri già a posto. Potevi parlare e discutere con tutti gli altri e magari anche pretendere di avere ragione. E, se lo facevi, non ricevevi un sorrisetto di sufficienza dal significato: sei un deficiente . Sentivi invece tesi diverse, che contrastavano con la tua, ma che ammettevano il confronto.

Al di fuori dell'arco costituzionale cominciavano i guai. Il sorrisetto, o in alternativa uno sguardo minaccioso, te lo meritavi. Come presenza fissa in quell'area c'era solo il MSI. A sinistra agivano anche altre formazioni, come il PSIUP, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, e, in anni successivi, il PdUP, Partito di Unità Proletaria. Non erano tutte semplicemente extraparlamentari: alcune ebbero rappresentanza nelle istituzioni. Condividevano, in misura diversa, una parte dell’orizzonte politico del PCI, Partito Comunista Italiano.

In ogni caso, un benpensante di allora poteva scegliersi il suo partito all'interno dell'arco ed era a posto. A sinistra dello schieramento troneggiava orgogliosamente il PCI, che riscuoteva percentuali di voto importanti e poteva fare la voce grossa. Al suo fianco, verso il centro, c'era il PSI, una versione edulcorata del PCI e che sembrava non essere agli ordini di Mosca. Ancora più verso il centro c'era il PSDI, quello dei socialdemocratici. Si proclamavano sempre di sinistra, ma molto meno degli altri due.

Al centro, poi, c'era la DC, la Democrazia Cristiana, che aveva al suo fianco i piccoli ma vivaci PLI e PRI, il Partito Liberale e il Partito Repubblicano. Poi basta: l'arco finiva lì.

La destra non esisteva. Solo nominarla provocava scandalo. Neanche pensarci che un partito di destra potesse formare un governo o allearsi con altri partiti per formarne uno.

Nel 1960 Tambroni formò un governo monocolore DC che ottenne la fiducia alla Camera grazie anche ai voti determinanti del MSI. Fu uno scandalo enorme: per la prima volta il sostegno parlamentare della destra missina risultava decisivo per la sopravvivenza di un governo. L'esecutivo durò appena quattro mesi. Scoppiò una specie di rivolta in diverse città italiane. A Genova gli scontri furono durissimi: i portuali affrontarono la Celere anche usando gli uncini da lavoro e altri attrezzi, e rimasero feriti moltissimi uomini delle forze dell'ordine. Non ci furono morti a Genova, ma nei giorni successivi le proteste contro il governo Tambroni provocarono vittime in altre città.

La DC era il partito di maggioranza relativa e decideva, di volta in volta, come e con chi formare i governi. Però non era un vero partito. Era piuttosto un contenitore formato da gruppi con idee anche molto diverse. Ogni corrente aveva il suo leader riconosciuto che, con i suoi seguaci, poteva confrontarsi alla pari con gli altri capicorrente.

Il sistema, dal punto di vista della sopravvivenza politica, funzionava alla perfezione. Alle elezioni la DC si presentava come un blocco monolitico, custode delle tradizioni cattoliche del Paese, e raccoglieva un mucchio di voti. Una volta incassati i consensi, scattava il confronto tra le correnti e quella che riusciva ad allearsi con altri partiti e a formare una maggioranza governava.

Il sistema era redditizio anche per le correnti perdenti, che erano comunque all'interno del partito che aveva vinto le elezioni e che governava. In ogni caso, chi votava per la DC non poteva sapere in anticipo quale governo sarebbe stato formato, anche se c'erano molte probabilità che ne uscisse un'alleanza verso sinistra, poiché i governi monocolore DC non furono molti e divennero poi impossibili da realizzare, dati i risultati delle urne. L'aleatorietà del risultato era quindi circoscritta, in sostanza, a quanto a sinistra sarebbe arrivata l'alleanza di governo.

In definitiva, la politica di allora non presentava grandi sorprese e un benpensante poteva stare tranquillo e protetto all'interno dell'arco costituzionale.

Ci fu un solo fatto straordinario che turbò quella quiete politica. Nel 1972 il PSIUP, che si trovava al confine sinistro dell'arco, un po' di qua e un po' di là, ebbe un crollo e un travaso di voti verso il PCI di Berlinguer. Sul lato opposto ci fu invece un segnale allarmante: il MSI sfiorò il 9% alle urne. Un sottile terrore per un possibile ritorno del Fascismo serpeggiò per il Paese, ma fu di breve durata. Tutto proseguì in pace per molti anni ancora.

Per quanto mi riguarda, non amo il gioco d'azzardo: non gioco al lotto, non compro gratta e vinci e non scommetto sulle corse. Di conseguenza, quando vado a votare voglio sapere prima che cosa succederà se il partito che scelgo vincerà le elezioni. Io do il mio consenso a un'idea, a un programma, a una visione che deve rimanere la stessa prima e dopo le elezioni.

Le domande ai lettori

— Il cittadino dovrebbe sapere prima delle elezioni quali alleanze sono possibili?

— La mediazione fra partiti è un tradimento del mandato elettorale o una necessità della democrazia parlamentare?

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