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INTRODUZIONE
  LA SAGA DELLA FENICE VOL. 3








    La teoria più conosciuta dal grande pubblico sulle origine dell’universo è quella del Big Bang. La grande esplosione, avvenuta, molto probabilmente 13,7 miliardi di anni fa, che ha generato l’universo e che continua a farlo espandere, forse all’infinito o forse fino ad un punto dal quale poi si contrarrà per ritornare allo stadio iniziale. La versione classica della teoria del Big Bang, ipotizza che tutto abbia avuto inizio da una entità puntiforme priva di volume ma con densità ed energia infinite. Questo concetto era necessario per rispettare la Relatività Generale di Einstein ed altre evidenze, come il red shift e la temperatura della radiazione cosmica di fondo, che sono stati sperimentalmente accertati.

   Molti scienziati contestano tale teoria in quanto violerebbe alcune leggi fisiche ben note, come il principio della conservazione dell’energia, ma, soprattutto risulterebbe in conflitto con la meccanica quantistica.

  Sono state ipotizzate molte altre teorie sull’origine dell’universo basate su modelli matematici derivanti da osservazioni sperimentali, purtroppo incomplete. Per decidere se l’universo è in espansione infinita oppure, raggiunto un certo punto, collassa per ritornare al punto di inizio (universo oscillante tra big bang a big crunch) sarebbe necessario conoscere esattamente la densità di materia presente o la sua energia equivalente. Il raggiungimento di una densità media di almeno tre protoni per metro cubo, definito come densità critica, permetterebbe la fase di contrazione e definirebbe l’universo oscillante. Recenti misurazioni hanno stabilito che la densità è lievemente inferiore a quella critica per cui si potrebbe dedurre che l’universo è aperto e non oscillante. Per contro l’ipotesi, formulata da molti scienziati, della presenza di una materia oscura in misura prevalente sulla materia osservabile, ricondurrebbe all’universo oscillante. Il tutto viene enormemente complicato con l’introduzione di nuovi modelli di gravità quantistica che potrebbero evitare il ricorso alla materia oscura per affermare l’universo oscillante.

   Che l’universo si espanda all’infinito o che ad un certo punto inizi a contrarsi fino a ritornare al punto iniziale, per un essere umano presente oggi sulla Terra, sarebbe irrilevante in entrambi i casi.

   Quello che invece potrebbe avere degli effetti in tempi rapportabili alla durata della vita umana, è il fenomeno dell’ entanglement (letteralmente: intreccio). La meccanica quantistica ha rivoluzionato enormemente il pensiero scientifico sin dall’inizio del XX secolo. I suoi principi sconvolgenti, come, ad esempio, il principio di indeterminazione, secondo il quale si può identificare una particella ma non esattamente dove si trovi al momento della rilevazione. Ciò ha fatto cambiare anche la rappresentazione della struttura dell’atomo. Il vecchio modello di Bohr, con il nucleo centrale circondato dalle orbite degli elettroni non è più corrispondente alla realtà. Gli elettroni sono distribuiti su delle superfici probabilistiche che avvolgono il nucleo, poiché non è possibile prevedere quale delle possibili orbite percorrerà il singolo elettrone.

   L’aspetto ancora più sconcertante della meccanica quantistica è la scoperta di reazioni istantanee tra particelle separate anche da lunghe distanze. In parole semplici, due particelle facenti parte della stessa particella “madre”, una volta separate, rimangono collegate in qualche modo ed interagiscono anche a lunga distanza. Agendo su di una, l’effetto si riscontra anche sull’altra. La natura di questo legame è ancora sconosciuta e, quello che avviene, contrasta con la Teoria della Relatività di Einstein, ma è accertato sperimentalmente che avvenga. I fisici arrivano ad ipotizzare che lo stesso possa avvenire su scala macroscopica. Questo legame, o interazione che dir si voglia, viaggerebbe a velocità superiore a quella della luce il che sconvolgerebbe tutte le attuali teorie della fisica classica, che ritengono la velocità della luce un limite invalicabile. Non solo, ma farebbe cambiare radicalmente tutte le prospettive riguardanti l’impossibilità di raggiungere stelle lontane o di entrare in contatto con altri esseri.

   Un viaggio su Marte, quando questo è vicinissimo alla Terra e cioè a circa 55 milioni di chilometri, durerebbe poco meno di un anno con un buon razzo tradizionale, mentre un’onda elettromagnetica impiegherebbe qualche minuto. Non avrebbe senso immaginare, anche ipotizzando di poter viaggiare alla velocità della luce, la durata di un ipotetico viaggio verso una stella la cui luce ci arriva oggi ma è partita 30 miliardi di anni fa, come nel caso della galassia nana rossa classificata come z8_GND_5296 che si trova proprio a tale distanza e che sembra essere uno tra gli oggetti più distanti dalla Terra, fino ad oggi scoperti. Ma non è detto che non ne esitano altri ancora più lontani anzi, stime molto approssimate degli astrofisici, ci dicono che il diametro dell’universo osservabile, è dell’ordine di 93 miliardi di anni luce. Questo, solo per la parte potenzialmente osservabile, non tutto. Al confronto la nostra galassia è un microbo di 100 mila anni luce di diametro. Questi sembrano essere i limiti entro i quali l’umanità è costretta. Sempre che l’entanglement, questo strano fenomeno quantico, non ci apra nuovi orizzonti, impensabili al momento.