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LA SAGA DELLA FENICE - ESTRATTO - vol. 1

Il Presidency Golf Club era il più prestigioso di Bombay ed era stato fondato dagli inglesi durante l’occupazione. Trovare un club da 18 buche in città era una cosa rara, pensò Giorgio. All’ingresso esibì l’invito e l’uomo addetto al controllo con un’ estrema width= "1200" deferenza gli si rivolse a bassa voce: «Benvenuto Mr. Relli la faccio accompagnare subito nell’ area riservata » Fu accompagnato, da un giovane cameriere trotterellante, in una zona del campo di gioco, alla buca 4, che era stata recintata appositamente e dove era stato allestito un enorme gazebo con divanetti sedie e tavolini. Al centro del gazebo troneggiava un superbo buffet che avrebbe potuto sfamare l’ equipaggio del Bayhorse per un mese. Il posto era splendido, immerso nel verde ed appartato. L’ideale per colloqui riservati come Giorgio si aspettava. Evidentemente era troppo presto perché l’area riservata si animasse, per cui si fece dare un Vodka Martini dal fornitissimo bar allestito accanto al buffet, scelse un tavolino d’angolo ed attese. Erano quasi le 19 e stava sorseggiando il suo secondo Vodka Martini, quando avvertì un rumore dal cielo che lo fece pensare ad un elicottero. Dopo alcuni minuti, a qualche centinaio di metri dal gazebo, apparve, spuntando dalle cime degli alberi, un grosso elicottero che si adagiò dolcemente sull’erba. Quando l’enorme elica si fermò, apparsero, dal folto degli alberi che circondavano la radura, due piccoli veicoli cabinati che viaggiavano rasenti al prato senza toccarlo. Giorgio aveva già visto gli hovercraft che incrociavano nella Manica facendo la spola tra Francia e Inghilterra ma rimase stupito di trovarne lì e soprattutto cosi silenziosi. Dalla scaletta dell’elicottero scesero cinque uomini e una donna che presero posto sugli hovercraft. Mentre stava guardando i veicoli che si avvicinavano, si accorse che stavano arrivando dal club altri invitati che presero posto ai tavoli ed il gazebo cominciò ad animarsi. I veicoli si fermarono ad una decina di metri dal gazebo ed i passeggeri, esclusa la biondina che si diresse verso di lui, presero posto al grande tavolo rettangolare basso posto di fronte al buffet, contornato da eleganti poltrone Chesterfield bianche. Giorgio non era affatto stupito di trovarla li e la salutò educatamente come se la vedesse per la prima volta. Aveva deciso di mantenere un contegno distaccato. Lei gli si avvicinò dicendo: « Benvenuto signor Relli, tra poco le presenterò una persona molto importante che la vuole conoscere » e con un sorriso si allontanò verso gli altri tavoli che si stavano riempiendo. Giorgio guardò le persone che stavano conversando sedute sulle poltrone attorno al tavolo. Uno in particolare lo colpì. Aveva una figura snella molto alta, tanto che la si notava anche da seduto, con dei lineamenti caucasici, portava dei capelli bianchissimi, ondulati, piuttosto lunghi. Era all’apparenza il più anziano e forse il più importante, dato che tutti gli altri si rivolgevano a lui quando parlavano e lo si vedeva assentire o rispondere brevemente. Giorgio decise che lui era il capo. Ma quello che lo stupì maggiormente fu il fatto che non si sentiva nulla della loro conversazione, neanche un brusio incomprensibile mentre riusciva, con il suo udito allenato, a captare delle conversazioni da tavoli molto più distanti. Stava meditando su questo fatto quando la biondina gli si avvicinò nuovamente e si sedette al suo tavolo. « Tra non molto l’accompagnerò a quel tavolo che lei ha certamente notato ma prima devo avvertirla di non stupirsi quando entrerà nella cupola acustica ». « Cupola acustica? » ripeté Giorgio « Sì, vede quel tavolo si trova sotto una speciale cupola grazie alla quale tutti i suoni prodotti al suo interno non possono oltrepassare le pareti invisibili della cupola. Quando entrerà sentirà solo un brevissimo ronzio e poi più nulla dall’esterno » lo guardò per accertarsi che avesse capito. « È la spiegazione alla stranezza che avevo notato prima e che mi stupiva. Chi è quel signore anziano coi capelli bianchi? » chiese « È la persona che vuole conoscerla. Glielo dirà lui stesso » rispose sorridendo. I tavoli sotto il gazebo erano tutti occupati e molti avevano davanti dei manicaretti provenienti dal buffet che sembravano deliziosi. La biondina lo accompagnò nelle vicinanze del tavolo speciale e passando Giorgio avvertì più forte il vocio proveniente dai numerosi tavoli attorno a lui. Lei si fermò e gli fece cenno di proseguire. Giorgio avvertì per mezzo secondo il ronzio che gli aveva preannunciato e poi più nulla. Entrò in una atmosfera ovattata dove non si sentiva nessun rumore. Gli altri partecipanti se ne erano andati e l’uomo dai capelli bianchi sedeva da solo sulla sua poltrona posta sul lato corto del tavolo. Lo fissò con degli occhi sconcertanti, che Giorgio non aveva mai visto prima, di un color grigio chiarissimo, quasi bianco ed indicò con la mano la poltrona accanto alla sua dicendogli con un tono di voce che a Giorgio sembrò autoritario e cordiale nello stesso tempo: « Prego si accomodi signor Relli. Lei si sarà stupito di parecchie cose immagino a cominciare dalla nostra cupola acustica che ci permette di conversare con riservatezza anche in mezzo alla folla. Sa che abbiamo anche una versione portatile individuale? » , « Signore, io oramai non mi stupisco più di nulla » disse con un sorriso « da quando la signorina mi ha accennato alle tecnologie utilizzate dalla Fenice. » « Ah, la signorina che intende lei è la duchessa Alexandra von Hohenstaufen, discendente da una dinastia ufficialmente estinta ma che in realtà esiste ancora e fa parte della Fenice da tanti anni. È una delle nostre più preziose collaboratrici » e dopo una breve pausa continuò con tono cordiale ma fermo che sembrava un ordine mascherato da consiglio: « Proporrei di evitare il signore durante le nostre conversazioni. Saranno più snelle. Io la chiamerò Giorgio e lei mi chiamerò Morgan e continueremo dandoci del lei come fanno tutti gli altri membri.» Giorgio assentì in quanto poco interessato alla definizione delle formalità in uso e chiese: « Senta Morgan, posso farle alcune domande? » e al suo cenno di assenso proseguì « Sulla cupola acustica non ho nulla da chiederle perché è semplicemente stupefacente e i dettagli tecnici sarebbero al di fuori della mia comprensione ma vorrei chiederle degli hovercraft che ho notato al vostro arrivo. Hanno un motore elettrico vero? » Morgan sorrise appena e rispose con noncuranza « Oh quelli… sono dei giocattoli elettrici che ci servono per collaudare un nuovo tipo di batterie che stiamo mettendo a punto. Pensi che uno di quei veicoli può funzionare sicuramente per un anno con le batterie di nuova concezione che ha a bordo. Li collochiamo discretamente in luoghi adatti proprio per provare la durata delle batterie. Alcuni dei nostri progettisti affermano che la durata potrebbe arrivare a due anni e lo stiamo verificando. Devo dirle però che lei si è ingannato definendoli hovercraft. Hanno effettivamente un elica sul fondo ma serve solo per farlo passare per un hovercraft ed evitare domande indiscrete. In realtà quei veicoli viaggiano su un cuscino magnetico che li tiene sollevati dal suolo ». Per Giorgio batterie del genere erano inimmaginabili e lo stupirono molto di più della cupola acustica mentre per Morgan erano entrambi dei curiosi giocattoli. Non chiese approfondimenti sul sistema di propulsione magnetica per evitarsi delle emicranie. Era già troppo per lui immaginare quelle batterie fantastiche. « Bene... » disse sorridendo Morgan « ora è il mio turno di fare domande » e diventando serio cominciò: ”« Lei ha manifestato ad Alexandra la sua identità di vedute con l’obiettivo finale che la Fenice intende perseguire. Ma non lo ha fatto riguardo ai mezzi con cui intendiamo raggiungerlo » fece una pausa e fissandolo con i suoi occhi grigi continuò: « I nostri esperti che hanno esaminato accuratamente i suoi comportamenti mi hanno già dato una risposta ma io vorrei sentire dalla sua voce fino a che punto lei è disposto a spingersi per collaborare con noi » Giorgio lo fissò negli occhi e ribatté: « Prima che le risponda mi permetta di chiederle se questo suo interesse nei miei confronti prelude ad una mia collaborazione più stretta con la Fenice e a qualche incarico che ha in mente di assegnarmi. » Morgan, impassibile, assentì con un cenno del capo e Giorgio continuò «Voglio essere sincero con lei come è mia abitudine soprattutto quando si tratta di argomenti importanti. Io sono pienamente d’accordo con l’obiettivo della Fenice e lo considero l’unica soluzione possibile per creare una civiltà equilibrata che diffonda benessere tra tutti gli abitanti del pianeta. Sono anche certo che il percorso sarà molto arduo perché saremo in conflitto con interessi principalmente economici ma anche politici e di potere che si opporranno con ogni mezzo. Appunto per questo motivo non avrei scrupoli ad agire con altrettanta determinazione. Sacrificare qualcuno per salvarne molti può essere considerato spietato sul piano morale ma è la soluzione più logica e più pragmatica che si possa adottare per raggiungere lo scopo prefissato » si fermò ed attese che parlasse il suo interlocutore il quale stava fissando un punto indefinito oltre il gazebo. Dopo un paio di minuti Morgan riprese a parlare: « Bene, Giorgio, era quanto volevo sentirle dire a conferma delle informazioni già in mio possesso. Ci rivedremo tra qualche mese quando farà visita alla nostra base negli USA» Si alzò lentamente dalla poltrona come fosse assorto in chissà quali pensieri, salutò distrattamente con un breve cenno della mano e si diresse fuori dal gazebo verso uno di quei veicoli che sembravano hovercraft. Giorgio ritornò al suo tavolo e poco dopo udì il rumore del motore dell’elicottero che decollava. Rimase al tavolo per quasi un’ora deliziandosi con i manicaretti del buffet e riflettendo sul colloquio, mentre gli altri tavoli si stavano lentamente svuotando. Si guardò in giro per cercare Alexandra ma non la vide, quindi rientrò nell’edificio del club e chiese di chiamare un taxi. Quella sera non andò al Paradise hotel ma rimase nel bar dell’albergo fino a tardi riordinando i suoi pensieri davanti ad un paio di bicchieri di Old Fitzgerald.